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  <title>English Summer Rain</title>
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  <pubDate>Sat, 19 Apr 2008 17:03:48 GMT</pubDate>
  <title>Capitolo due</title>
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  <description>E&apos; un bene che non mi sia assolutamente data una scadenza per i capitoli, sìsì. Tanto non l&apos;avrei mai rispettata. XD&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name=&quot;cutid1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class=&quot;ljcut&quot; text=&quot;inizia...&quot;&gt;  Era successo tutto così rapidamente che non riuscì a non mostrarsi indifferente, il primo momento. Draco invece no, Draco appena si era trovato davanti il Prophet con la &lt;i style=&quot;&quot;&gt;bella &lt;/i&gt;notizia in prima pagina era impallidito notevolmente. Aveva contratto i pugni per la rabbia e il suo sguardo era corso immediatamente al tavolo di Gryffindor. &lt;br /&gt; Lui, invece, non aveva fatto nulla, anche se il nome di suo padre continuava al balzargli all’occhio mentre leggeva l’articolo. Il silenzio attonito aveva raggelato tutta la tavolata, eppure, non riusciva a percepirlo.&lt;br /&gt; Non volava una mosca in quella porzione della Sala Grande. &lt;br /&gt; Tutti i loro sguardi erano puntati sul volto di Draco sconvolto dalla rabbia e dalla frustazione, tutti tranne il suo.&lt;br /&gt; Più tardi qualche voce malevola avrebbe insinuato che era un insensibile, che non gli importava minimamente che suo padre fosse ad Azkaban. Ma lui non avrebbe sentito.&lt;br /&gt; Ripiegò con cura il giornale, senza guardare nessuno attorno a lui, tantomeno Draco, leggermente sollevato dalla sedia, o Crabbe e Goyle con lo sguardo puntato sui piatti senza toccare cibo. Evento più unico che raro, avrebbe ironizzato qualcuno per spezzare la tensione.&lt;br /&gt; “Nott?”&lt;br /&gt; Ignorò il richiamo vagamente premuroso di Pansy, quando si alzò. Ignorò lo strano sguardo della Davis e il sorriso in tralice di Daphne, nonostante lo irritasse il divertimento che la ragazza traeva dalle disgrazie altrui, mentre si allontanava. Ignorò qualsiasi sguardo di pietà e risentimento si fosse puntato su di lui, mentre usciva dalla Sala Grande e camminava in fretta verso il giardino.&lt;br /&gt; Sentiva la strana sensazione di non riuscire a respirare, di aver bisogno d’aria. L’elenco dei Death Eaters arrestati continuava a scorrergli davanti agli occhi e lui non riusciva a vedere dove stesse andando. Sentiva gli occhi pizzicare fastidiosi, mentre il nome del padre s’ingrandiva davanti a lui mentre vagava sul prato. Sentiva lo stomaco contrarsi e il respiro bloccarsi in gola, spezzato da un groppo fastidioso tanto quanto il bruciore agli occhi.&lt;br /&gt; Si rese conto che stava per piangere e questo lo fece infuriare. Non aveva mai pianto, lui, neanche quando sua madre era morta e lui non aveva potuto far altro che assistere alla scena del suo corpo che si spegneva. Suo padre gli aveva insegnato che piangere era da deboli, che non portava a nulla. Come gli aveva insegnato che lasciarsi trasportare dalla rabbia era altrettanto un sintomo di debolezza.&lt;br /&gt; E adesso che le lacrime non gli permettevano di vedere con chiarezza si sentiva furioso, confuso e abbandonato.&lt;br /&gt; Colpì il tronco di una quercia con il pugno, con tutta la forza che possedeva. L’albero non fece una piega, immobile, fiero ed impassibile. Non servì a nulla, se non a farlo sentire ridicolo e a graffiarsi a sangue. La corteccia era ruvida e la sua pelle non aveva mai sopportato nulla di rude. Aveva le mani da intellettuale, gli ripeteva sempre sua madre, prima di morire. Lui non capiva cosa intendesse ma era felice del sorriso che le illuminava il volto pallido e sofferente quando gli guardava le mani.&lt;br /&gt; “Prendere a pugni un albero è una cosa parecchio stupida.” Mormorò Tracey Davis, monocorde, dopo aver assistito a quella scena patetica. Ma non sembrava contrariata, anzi. Aveva lo stesso sguardo strano che gli aveva rivolto in Sala Grande.&lt;br /&gt; Theodore piegò le spalle sulla difensiva istintivamente, come a richiudersi in un guscio, sorpreso e irritato dalla presenza intrusiva della ragazza.&lt;br /&gt; “Che cosa vuoi?” Chiese brusco, cercando di ricacciare indietro le lacrime sempre più fastidiose. Nascose il sangue, coprendo le nocche con l’altra mano, anche se Tracey non sembrava farvi molto caso, mentre si stringeva nelle spalle. “Piangi?” Chiese con un pizzico d’interesse, invece che rispondere alla sua domanda.&lt;br /&gt; “No.”&lt;br /&gt; “Non è poi una gran vergogna piangere ogni tanto, sai?” Continuò imperterrita, con un mezzo sorriso divertito. Theodore, di contro, si irrigidì, irritato dalla conversazione. Non si erano mai parlati, voleva restare solo e adesso lei gli parlava di quanto facesse bene piangere ogni tanto. Oltre al fatto che aveva tutta l’aria di prenderlo in giro, con quei discorsi e quel sorrisetto. “Tu hai mai pianto?”&lt;br /&gt; “No.” Ammise tranquilla, con le braccia abbandonate lungo i fianchi e le dita che giocherellavano col bordo della gonna.&lt;br /&gt; “E allora sta zitta.” Ordinò spazientito, sperando di levarsela di torno e non riuscì a non notare che avesse delle belle gambe, tra lo sconvolgimento di sentimenti che provava e che non poteva permettersi di lasciar uscire nuovamente. Non davanti a lei, belle gambe o meno.&lt;br /&gt; Tracey si strinse di nuovo nelle spalle ma, invece che girare i tacchi e tornare al castello, si appoggiò all’albero con una spalla. Sembrava avere tutta l’intenzione di restare lì. Theodore agrottò la fronte, squadrandola. La superava in altezza di parecchi centimetri, in pratica torreggiava su di lei, ma la ragazza non sembrava preoccupata di nulla, anzi, aveva perso qualsiasi interesse per tutto. Gli sembrò ancora più insignificante del solito, mentre gli rivolgeva quel suo sguardo strano.&lt;br /&gt;“Che cosa vuoi?” Ripetè un po’ meno convinto. Non aveva solo delle belle gambe, in realtà. Anche le labbra non erano male, né troppo sottili, né troppo carnose.&lt;br /&gt; Tracey non rispose. Continuò a sorridere impertinente, divertita, irritante. Il ragazzo scostò lo sguardo da quelle labbra, infastidito dal trovarle piacevoli e la guardò negli occhi. “Allora?” Chiese, con un sopraciglio inarcato per quel silenzio.&lt;br /&gt; “Mi hai detto di stare zitta, no?” si giustificò la ragazza, un po’ perplessa. Theodore si ritrovò a chiudere gli occhi esasperato. Sembrava che vivesse in un altro mondo quando usciva con delle frasi del genere, o che fosse irrimediabilmente stupida. Perché era lì a perdere del tempo con lei?&lt;br /&gt; “Sei forse idiota, Davis?” Sibilò sferzante, al limite della pazienza.&lt;br /&gt; “Se lo dici tu.” Replicò Tracey con tono piatto e si strinse nelle spalle per l’ennesima volta.&lt;br /&gt; “Era una domanda.” Era veramente scocciato del suo comportamento. Non faceva altro che stringersi nelle spalle come se non le importasse di nulla e rispondeva con delle assurdità. Come se non fosse stata lei a seguirlo e a imporgli la propria presenza.&lt;br /&gt; “Dal tono non sembrava.”&lt;br /&gt; Non si aspettava quella risposta, benchè la voce era sempre piatta e indifferente. Una semplie costatazione annoiata, nulla di più. Era sempre più irritante.&lt;br /&gt; “C’è qualcosa che ti interessa nel mondo, Davis?” Chiese caustico. Non aveva idea del perché continuasse a parlarle quando non sperava altro che si levasse di torno.&lt;br /&gt; Lei sorrise, semplicemente divertita. Inclinò il capo, con quel sorriso sulle labbra, nello stesso modo in cui lo piegava la Greengrass quando sorrideva. “Dovresti arrivarci.” Mormorò con quello sguardo strano con cui da qualche settimana lo fissava, poi gli diede le spalle e iniziò ad allontanarsi verso il castello.&lt;br /&gt; Theodore corrugò la fronte, a quella risposta, e per un attimo fu tentato di trattenerla per obbligarla a spiegarsi. Ma cambiò idea in fretta. &lt;br /&gt; Rilasciò uno sbuffo, ancora contrariato e irritato. Appoggiò la schiena al tronco e si lasciò scivolare seduto sull’erba. Aveva dimenticato la borsa in Sala Grande, non aveva nulla da leggere, anche se gli esami erano passati e le lezioni terminate.&lt;br /&gt; “Sei un idiota, Davis.” Ringhiò apertamente, anche se lei non poteva sentirlo mentre la insultava. Portò le ginocchia al petto e vi poggiò sopra la fronte. Era una posizione scomoda, ma non importava. &lt;br /&gt; All’improvviso realizzò che suo padre non ci sarebbe stato, una volta tornato a casa. Sarebbe restato solo per tutta l’estate, in compagnia di sé stesso e dell’Elfo Domestico. E la colpa ricadeva solamente su Potter e Dumbledore.&lt;br /&gt; Forse avrebbe dovuto parlare con Draco, anche se l’idea non lo allettasse poi molto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description>
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  <pubDate>Mon, 14 Apr 2008 13:26:34 GMT</pubDate>
  <title>Capitolo uno</title>
  <link>http://esrain.livejournal.com/1048.html</link>
  <description>Aggiorno alla velocità della luce, con la connesione che decide di sua sponte quando funzionare o meno. La maledetta.&lt;br /&gt;E ora partiamo sul serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;a name=&quot;cutid1&quot;&gt;&lt;/a&gt;Tracey Davis non era una ragazza solitaria, ma aveva sempre fatto fatica a socializzare. Per quanto non amasse la solitudine e i pensieri fastidiosi che questa comportava, non riusciva mai ad avvicinarsi spontaneamente a qualcuno. &lt;br /&gt; Già alla scuola elementare Muggle che aveva frequentato non era riuscita a farsi degli amici, o meglio, per tre anni di seguito si era seduta in disparte nel fondo della classe, vicino ad una finestra. Poi un giorno una bambina si era seduta accanto a lei, senza che la maestra le avesse ordinato di farlo. Dopo qualche giorno di silenzi imbarazzati, avevano incominciato a parlare. Anche se era sempre l’altra bambina a tenere banco il più delle volte. Tracey era troppo riservata e tranquilla per sbottonarsi.&lt;br /&gt; Da allora, però, erano diventate amiche e Tracey passava molto tempo con lei, a scuola, a casa, nei giardini pubblici. Sua madre a volte si ricordava di lei, tra un fidanzato e l’altro, e si chiedeva dove diavolo passava tutto il suo tempo libero quando non era in casa. Ma poi, l’ennesimo uomo attirava la sua attenzione e dimenticava la sua piccola bambina silenziosa e assente.&lt;br /&gt; Anche ad Hogwarts aveva fatto fatica a inserirsi nel gruppo, anzi, non si era mai inserita nella ristretta cerchia Slytherin. Era tornata ai suoi primi anni di scuola, seduta da sola in fondo alla classe, senza lamentarsi della sua solitudine.&lt;br /&gt; Poi, sul finire del primo anno, Daphne Greengrass aveva deciso di trovarla interessante e aveva occupato il banco vuoto accanto a lei, durante Storia della Magia.&lt;br /&gt; Tracey non aveva detto nulla, si era solo voltata verso quella ragazzina dai lineamenti morbidi e la pelle scura, perplessa che qualcuno si avvicinasse a lei. Poi era scattata la diffidenza, in pochi minuti, per quel sorriso che con il crescere si sarebbe trasformato nel famoso sorriso in tralice di Daphne, carico di malizia e ironia.&lt;br /&gt; Daphne aveva incominciato a parlare sottovoce, come se lei e la compagna fossero amiche da sempre. Da allora erano diventate più o meno inseparabili.&lt;br /&gt; Formavano una strana coppia e quasi tutta la scuola guardava con diffidenza e perplessità la loro improbabile amicizia. La tranquilla, silenziosa, apparentemente priva di qualsiasi ambizione, Halfblood di Slytherin, per quanto carina con i suoi grandi occhi castani, era troppo insipida per attirare l’attenzione e appariva ancora più scialba accanto alla figura longilinea, al sangue purissimo e alla spiccata curiosità e furbizia che caratterizzavano l’amica.&lt;br /&gt; La vita sociale di Tracey, però, iniziava e finiva con Daphne. Il naso di Pansy era troppo perfetto e troppo all’insù per sprecarsi a parlare con una Halfblood. Su esempio della ragazza anche le altre compagne non si permettevano di rivolgerle la parola, se non per lo stretto necessario. Tra i ragazzi, invece, arrivava a scambiare qualche parola con Crabbe e Goyle, il più delle volte durante i pasti e quasi sempre chiedeva loro di passarle il sale, o il caffè.&lt;br /&gt;Inoltre già dal primo mese della sua permanenza in quella scuola aveva capito che gli Slytherin restavano con gli Slytherin. Era una legge non scritta che mai e poi mai qualcuno si sarebbe sognato di infrangere. Se avevi bisogno di aiuto, se ti serviva qualcosa lo trovavi solo nei sotterranei. Questo era un dato di fatto, non serviva aggiungere altro.&lt;br /&gt; A lei, comunque, non importava di essere considerata inferiore dalla maggior parte delle persone con cui divideva il dormitorio. Le bastava passare il proprio tempo con Daphne. Questo almeno fino al quinto anno.&lt;br /&gt; Accadde quasi per sbaglio, mentre la campanella del pranzo suonava al termine di due interminabili ore di Storia della Magia. Daphne non era arrivata in aula, mimando un forte mal di stomaco nei corridoi, ma il banco vicino stranamente non era vuoto. Per tutta la lezione, però, non si era neanche accorta di avere compagnia. Per questo quando posò lo sguardo sul compagno accanto a lei alla fine dell’ora, arrotolando con calma la pergamena di sporadici appunti, le sembrò di aprire gli occhi per la prima volta su Theodore Nott. &lt;br /&gt; La frangia scura che adombrava il viso pallido celando malamente gli occhi, il naso un po’ troppo lungo e un po’ troppo appuntito, la forma regolare e dura della mascella, le labbra fini piegate in una smorfia d’insofferenza per il baccano attorno a loro le lasciarono un’impressione piacevole e una sensazione che non riuscì a definire, ma tanto forte da lasciarla paralizzata ad ammirare il profilo concentrato del ragazzo.&lt;br /&gt; Il desiderio di sentire il suo peso gravarle addosso, il petto gracile premerle contro il seno ancora acerbo, le dita sottili e nervose del ragazzo scoprirle la pelle, di averlo sopra di sé, dentro di sé la colpì tanto acuto e tanto inaspettatamente da farla traballare.&lt;br /&gt; Si aggrappò al banco per non scivolare a terra confusa e incerta delle proprie emozioni e in quel momento Theodore si accorse che lo stava fissando. Non si era mai fermato a guardarla o a rivolgerle la parola. Ora, invece, sollevò un sopraciglio, dedicandole uno sguardo freddo.&lt;br /&gt; “Che vuoi, Davis?” Chiese seccato, squadrandola da capo a piedi. Minuta, quasi piatta, il viso armonioso circondato da un caschetto disordinato benché la spazzola provasse in ogni modo di tenerli fermi, gli occhi castani anonimi, se non troppo grandi. Non aveva mai attirato la sua attenzione ma, dopotutto, nessuna attirava mai la sua attenzione.&lt;br /&gt; “Nulla.” Mormorò Tracey, senza riuscire a sostenere lo sguardo e con le guancie leggermente arrossate, non sapeva se per l’imbarazzo o il calore pulsante che percepiva chiaramente tra le gambe. Forse entrambe le cose. Tornò a prestare attenzione alla propria borsa, con gesti veloci, per chiuderla e scappare il più velocemente possibile da quella stanza. &lt;br /&gt; Il ragazzo scoccò un occhiataccia a quella figuretta che schizzava fuori dalla porta e tornò ad ordinare gli appunti con meticolosa cura. &lt;br /&gt; Il giorno successivo Tracey si recò in biblioteca, senza un fine preciso da raggiungere. Le sensazioni provate il giorno prima non accennavano a diminuire ma, anzi, il cuore iniziava stupidamente ad accelerare il proprio battito ogni volta che sbirciava verso Nott, ben contenta che lui la ignorasse come al solito. Anche se aveva saltato il pranzo dopo Storia della Magia per evitare di averlo troppo vicino e a lezione si era seduta, come di consueto, accanto a Daphne, a cena lui si era seduto solo due posti più in là e Tracey aveva perso l’appetito.&lt;br /&gt; Per quanto durante la notte si era ripromessa di evitarlo con cura, ora entrava in biblioteca senza aver alcun libro da prendere in prestito o restituire. &lt;br /&gt; Continuava a ripetersi la patetica scusa del tema di Pozioni, mentre procedeva lentamente tra gli scaffali, ma il suo sguardo non faceva altro che cercare le spalle curve su qualche libro del ragazzo, le scapole sporgenti che si potevano intravedere nonostante la camicia della divisa, le sue labbra che mormoravano assorte una frase che non funzionava…&lt;br /&gt; Ebbe la vivida sensazione di quelle labbra sulla pelle, immaginò il loro percorso sul collo, lungo le clavicole e poi contro il seno, mentre lambivano il capezzolo…&lt;br /&gt; Il cuore iniziò a battere più veloce, pompando più sangue che fluì verso il cervello e sul viso. Sentì caldo, molto, molto caldo, un calore che partiva dall’inguine e si spandeva per tutto il corpo. Si sentiva stordita, eccitata, confusa. Voleva che lui la prendesse ora. Voleva abbandonarsi contro di lui e placare quel desiderio assurdo.&lt;br /&gt; Non si accorse di essere andata a sbattere contro qualcuno, finché la voce della bibliotecaria non sovrastò il rumore del battere del cuore. Sollevò lo sguardo sulla donna, il volto arrossato dal calore ma spento, indifferente a qualsiasi cosa le stesse dicendo. Biascicò delle scuse poco convinte, che stava pensando a un libro in particolare che le serviva e non si era accorta di aver davanti qualcuno. Per cercare di rendere più plausibili quelle scuse si allungò a prendere un libro qualsiasi e la precedette verso la cattedra per i prestiti.&lt;br /&gt; Mentre la donna scriveva il suo nome nel registro si guardò intorno, fino ad incontrare Theodore seduto solo ad un tavolo vicino alla finestra. Non studiava, anche se attorno a lui il tavolo era ricoperto di libri e pergamene, ma guardava fuori dalla finestra. Non poteva vedere il suo volto, da quella posizione, ma il cuore ricominciò a battere impazzito.&lt;br /&gt; “Miss Davis?” &lt;br /&gt; Il richiamo la strappò dal sogno ad occhi aperti con brutale tempismo. Scosse il capo, abbozzando un pessimo sorriso di scuse mentre riponeva il libro nella tracolla. Non si permise una seconda occhiata in direzione del ragazzo mentre lasciava in fretta la biblioteca.</description>
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  <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 19:03:11 GMT</pubDate>
  <title>Ok, zero, bang!</title>
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  <description>&lt;h2 align=&quot;center&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#99ccff&quot;&gt;English Summer Rain&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;i&gt;&lt;font size=&quot;1&quot; color=&quot;#99ccff&quot;&gt;Biografia di coloro che hanno paura di restare soli sotto la pioggia.&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name=&quot;cutid1&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class=&quot;ljcut&quot; text=&quot;prologo&quot;&gt;“Allora?” &lt;br /&gt;Tracey sollevò il viso dal tema d’Incantesimi, così da incrociare la dentatura smagliante di Daphne Greengrass. &lt;br /&gt; Come al solito, rimase abbagliata per un prolungato istante. Scosse piano il capo, come per riprendersi da una lunga trance. I capelli corti oscillarono seguendo il movimento, per poi tornare nella medesima posizione di poco prima, lisci e imperfetti. Li aveva tagliati a caschetto, nella speranza di riuscire a tenerli un po’ più ordinati, ma si era dovuta ricredere in fretta. C’era sempre una ciocca scura che sfuggiva all’ordine che veniva loro imposto. Nessun incantesimo lisciante, nessuna pozione aveva sortito un qualche effetto positivo. Del resto, lei non era neanche un granché, come strega.&lt;br /&gt; “Quando ti decidi a tornare al tuo colore naturale, Daph?” Chiese, ignorando le labbra della compagna che ripetevano ancora una volta “&lt;i style=&quot;&quot;&gt;Allora?&lt;/i&gt;” per cercare di riprendere il discorso della frase lasciata a metà.&lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;&quot;&gt; &lt;/span&gt;“Non vedo il motivo di farlo.” Mormorò Daphne chiaramente divertita, inclinando la testa, come ogni volta che il suo sorriso in tralice le spuntava sulle labbra. &lt;br /&gt; Tracey provò un forte senso di repulsione e allo stesso tempo di attrazione, per quel sorriso. L’immagine della piuma che si conficcava al centro di quelle labbra la colpì, allettante, per un istante e poi la abbandonò in fretta, insieme al contrasto di emozioni, sostituito dall’irritazione.&lt;br /&gt; Picchiettò la punta della piuma sulla pergamena, mentre la stretta dell’indice e del pollice sullo stelo sottile aumentava impercettibilmente. Una piccola goccia di inchiostro si espanse sul foglio, replicando le macchie nere sulle dita pallide della ragazza. Ma non prestò molta attenzione a quel danno di proporzioni minime.&lt;br /&gt; “Sei peggio di un pugno in un occhio per chiunque ti guardi.” Borbottò senza preoccuparsi di celare al meglio il fastidio.&lt;br /&gt; In realtà non era il colore dei suoi capelli a irritarla tanto, per quanto, alla vista, la carnagione cannella contrastava troppo con i capelli biondi, tanto chiari che era palese che fossero tinti. Quel contrasto però, non sminuiva la figura piacevole della ragazza ma, anzi, le donava un tocco esotico più di quanto i suoi tratti e il suo forte accento latino riuscivano a fare. Ogni sguardo che si posava su Daphne scivolava in fretta dallo sdegno all’ammirazione. &lt;br /&gt; Era la risata latente di cui era intrisa la sua voce, a farla impazzire tanto. Una risata che non scoppiava mai, neanche per sbaglio. Semplicemente, restava lì, nella voce.&lt;br /&gt; “Oh, miss Davis ha forse gli occhi delicati?” Replicò, ignara della seconda immagine che fulminava la mente della compagna. La voglia di piantare la piuma nelle sue labbra morbide e scure aumentava a vista d’occhio, in Tracey.&lt;br /&gt; “Fottiti, Greengrass.” Sibilò aspra, distogliendo lo sguardo per puntarlo altrove e senza prestare vera attenzione, a quell’altrove.&lt;br /&gt; “Suvvia, mia cara,” La risata sembrò quasi aumentare nella voce di Daphne, beffarda e sgradevole. “Non è un buon modo di esprimersi, tra confidenti.”&lt;br /&gt; “Oh, giusto,” Concordò, caustica, Tracey, mentre il suo sguardo incrociava nuovamente il sorriso della compagna. “Perché, gentilmente, non apri le tue graziosissime gambe al primo pezzente che capita e mi lasci al mio tema?”&lt;br /&gt; “Perché ti ho fatto una domanda, sulla quale hai ampiamente glissato per dieci minuti.” Rispose Daphne, picchiettando un paio di volte le dita sul velluto smeraldino della poltrona. “Sai quanto odio quando il mio interlocutore non risponde in fretta alle mie domande.” Concluse con la parodia piuttosto teatrale di un broncio infantile e accavallando le gambe, sistemandosi meglio nella poltrona. &lt;br /&gt; Tracey inarcò un sopraciglio, ben consapevole che, se non avesse risposto alla domanda, il suo tema sarebbe rimasto inconcluso e un forte mal di testa avrebbe accompagnato il suo sonno. Daphne aveva la straordinaria capacità di irritarla e di catturare la sua attenzione esclusivamente su di sé, oltre a strapparle qualsiasi cosa volesse. Non aveva mai nascosto di usarla per i propri scopi, per quanto futili fossero, più di una volta e a Tracey andava bene così. Ma a Tracey andava sempre bene tutto e non si lamentava mai.&lt;br /&gt; “Mi chiedo cosa ci trovi di divertente nel cronometrare gli altri.” Mormorò pensierosa, quasi a sé stessa.&lt;br /&gt; Daphne sbuffò, lievemente annoiata dalla piega che aveva preso il discorso, senza dubbio, non la piega che aveva preventivato in partenza. Ma con Tracey era sempre così, bastava avere pazienza. “Ecco, l’hai fatto di nuovo.”&lt;br /&gt; “Cosa?” &lt;br /&gt; “Glissi, Davis, glissi.” Modulò la voce, controllò il sorriso, tanto che Tracey rimase spiazzata per un attimo dalla dolcezza con cui era impostata la frase. Un sussurro dolce di un serpente che si era stancato di girare attorno alla preda. Il senso di repulsione tornò a far capolino sul fondo dello stomaco.&lt;br /&gt; “Ok,” Mormorò abbandonando la piuma sul tavolo. “Quale sarebbe questa domanda?”&lt;br /&gt; Daphne sorrise, in tralice. I denti fecero capolino tra le labbra e il capo si piegò di nuovo, lasciando scivolare qualche ciocca bionda sulla spalla.&lt;br /&gt; Poi sparò il colpo, a bruciapelo, certa che l’amica l’avrebbe incassato.&lt;br /&gt; “Tu e Nott. Due sere fa.”&lt;/div&gt;</description>
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  <lj:music>Miss Murder, AFI</lj:music>
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  <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 17:52:42 GMT</pubDate>
  <title>Prima di iniziare...</title>
  <link>http://esrain.livejournal.com/712.html</link>
  <description>Theodore Nott e Tracey Davis non appartengono alla mia persona ma, essendo parte integrante del Potterverse, ogni diritto su di loro è nelle mani di J. K. Rowling, così come ogni personaggio nominato in questa Fan Fiction.&lt;br /&gt; Essendo questa, appunto, una Fan Fiction è scritta solo per divertimento, senza alcun scopo di lucro. La caratterizzazione dei personaggi e gli eventi raccontati in parte prende spunto da ciò che l’autrice Rowling ha dichiarato nei libri e per altre vie, in parte è mia pura fantasia. Mi discosto solo dal settimo libro sia perché non potrei scrivere qualcosa in base a quel libro, avendolo letto solo in inglese, sia perché trovo ridicolo come la guerra è stata affrontata dall’autrice. Questa è una mia versione, di sfondo, nulla di più. Non aspira certo a sostituirsi al settimo libro ne l’intento iniziale è quello.&lt;br /&gt;Non è comunque mia intenzione toccare personaggi principali in Harry Potter se non solo nominalmente o di rare eccezioni. Qui si parla di Theodore e di Tracey, non di Harry Potter, Voldemort ed eccetera. La guerra e i personaggi principali sono appunto uno sfondo e un pretesto per determinate situazioni.&lt;br /&gt; Non preciso un rating per il semplice fatto che non ho idea di come si svilupperà effettivamente la storia, ne ho solo la trama generale. Per sicurezza metto il paletto che può essere il rating R e spero (per me almeno XD) di non superarlo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Infine, ogni singolo capitolo è dedicato al Nano adorato e a Ryta, per loro somma gioia sdnt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona lettura.</description>
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  <lj:music>La città vecchia, Fabrizio de Andre&apos;</lj:music>
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